L'affascinante e antica storia del Cedro |
Le origini…. Questo
agrume ha origini antichissime e si può affermare che è
stato il primo agrume ad essere conosciuto e coltivato.
Originario delle regioni dell’Himalaya, il Cedro fu
introdotto e diffuso in Italia tra il terzo ed il secondo
secolo avanti Cristo da ebrei ellenizzati che, al seguito
delle navi achee, approdarono sulle coste delle fiorenti
colonie della Magna Grecia. E’
nell’alto tirreno cosentino, nell’antico territorio di Laos,
sito alla foce del fiume Abatemarco, dove oggi sorgono
Marcellina e S. Maria del Cedro
che ha trovato un habitat naturale tanto favorevole che vi è
concentrata la maggiore produzione europea di cedri.
A distanza di migliaia d’anni, ancora oggi, proprio in
Calabria, nella famosa riviera dei cedri, è possibile
ritrovare la più rinomata ed interessante produzione
europea.
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La varietà coltivata in Calabria è la “Liscio
Diamante” che, nonostante la concorrenza del Cedro
portoricano, trova una sua indiscussa collocazione sul
mercato grazie alla bellezza e qualità del frutto. Nella maggior parte dei casi, la coltivazione del cedro
avviene secondo tecniche tradizionali.Le piante, la cui
crescita in altezza viene limitata ad un metro e mezzo,
vengono ricoperte con canne e reti ombreggianti durante il
periodo invernale per proteggerle dal gelo. Molte operazioni
colturali, in particolare la raccolta, vengono effettuate in
ginocchio, con evidenti difficoltà. Risulta così che le ore di lavoro, e quindi i costi di
produzione, diventino quattro volte maggiori delle altre
coltivazioni agrumicole. Al fine di rendere più competitiva
la coltivazione del cedro, in alcune aziende si stanno
modificando i sistemi produttivi introducendo la
meccanizzazione. |
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l frutto, destinato all’industria dolciaria,
subisce delle fasi di lavorazione intermedie prima di giungere
alla fase finale della canditura. Dopo la raccolta, si procede dapprima ad una selezione dei
frutti e di seguito alla salamoiatura in botti, con acqua e
sale, in modo che il frutto ceda l’acqua di vegetazione e gli
oli essenziali. Una volta chiuse le botti, per 40-60
giorni viene costantemente controllato il livello della
soluzione salina. Trascorso tale periodo, viene verificato
che la buccia abbia assunto un aspetto cristallino. A questo punto, si passa alla fase di sbuzzatura, che consiste
nel privare il frutto dell’endocarpo, la parte centrale che
contiene i semi. Risistemati i frutti sbuzzati nelle botti
piene di salamoia, dopo un certo tempo si passa alla fase di
canditura.
Una volta aperte le botti i cedri vengono inviati alla
fase di canditura dalla quale
otterremo due tipi di prodotti: le coppe e i cubetti che sono
quelli che ritroviamo nei dolci tipo panettoni.
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In ogni singolo cedro calabrese, agitato nelle
sinagoghe di tuttoil mondo, si racchiudono più di 2000 anni di storia.
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Il
Mercato
po Mercato |
La commercializzazione del cedro
segue due strade:
cedro candito e cedro rituale |
Il Cedro Rituale: Il Cedro, è infatti una delle quattro piante
utilizzate durante i festeggiamenti. Gli ebrei, durante la festa, recano nella
mano destra un LULAV, ossia una composizione di piante
costituita da un ramo di palma, due rami di salice e tre di
mirto, mentre nella mano sinistra recano il frutto del
cedro. La “spada vegetale” il LULAV, viene agitata nelle sei
direzioni dello spazio a riconoscimento della presenza di
Dio. Il significato religioso, politico e
sociale del LULAV consiste nello sforzo che bisogna compiere
per far coesistere il saggio con l’ignorante, il ricco ed il
desiderato, colui che produce, con colui che consuma. Il
cedro, l’etrog in ebraico, essendo un frutto saporito ed
odoroso, rappresenta l’uomo che alla saggezza fa seguire le
buone opere. |
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